Inquinamento indoor e Covid-19: perché è importante monitorare la CO2 nelle scuole?

Purificazione

Dotare il maggior numero possibile di aule scolastiche di dispositivi per il monitoraggio della qualità dell’aria, e in particolare della concentrazione di anidride carbonica. Un provvedimento chiesto in tempi recenti da più voci che, a fronte di una relativa facilità di attuazione, avrebbe ricadute positive su due fronti: il miglioramento della qualità dell’aria respirata dagli studenti e la limitazione dei contagi di Sars-CoV-2. La proposta non è solo italiana: anche l’Hse, il comitato esecutivo per la salute e la sicurezza del Regno Unito, ha recentemente consigliato l’adozione di misuratori dell’anidride carbonica nelle classi per monitorare l’aria che si trova all’interno degli ambienti chiusi.

L’importanza del monitoraggio

Cerchiamo allora di capire, andando con ordine, come e perché è necessario e auspicabile che si cominci al più presto a monitorare la qualità dell’aria e la concentrazione di anidride carbonica nelle scuole. Come illustrato nel rapporto “Qualità dell’aria negli ambienti scolastici”, pubblicato nel 2019 dal consorzio Eurac Research e dall’Istituto per le Energie Rinnovabili, che fa riferimento anche a studi precedenti condotti sullo stesso tema, la qualità dell’aria all’interno delle scuole è determinata da diversi gruppi di fattori, tra cui le caratteristiche architettoniche, edilizie ed impiantistiche della struttura (che influenzano direttamente il microclima e indirettamente le potenziali fonti di inquinamento indoor), il microclima (temperatura, umidità, ventilazione e ricambi d’aria), le fonti inquinanti di natura biologica (muffe, acari) e chimica-fisica (composti volatili organici, polveri sottili) e gli inquinanti outdoor che penetrano all’interno (particolato, benzene, ossidi di azoto, ozono e il gas radon). E, purtroppo, le nostre strutture non sembrano essere così sicure: “Circa un terzo delle scuole esaminate nello studio”, si legge nel rapporto, “aveva più di 50 anni; il 40% delle scuole è stato costruito prima degli anni Sessanta. In questi edifici si riscontrano facilmente problemi di ponti termici, legati a cattivo isolamento, deterioramento dei materiali, infiltrazioni di acqua; questo causa l’abbassamento della temperatura superficiale del muro e, in presenza di elevati tassi di umidità, provoca la proliferazione di muffe”. C’è poi la questione del sovraffollamento, che a sua volta “è causa di una cattiva qualità dell’aria indoor”, e che renderebbe necessario, “aumentare il tasso di ricambio dell’aria, arieggiando durante le pause e tenendo aperte le finestre durante l’orario di insegnamento”, accorgimenti che “possono migliorare la qualità dell’aria e diminuire la concentrazione di CO2”.

Il ruolo dell’anidride carbonica

Tra gli inquinanti più pericolosi, il rapporto cita il radon, gas nobile di origine naturale incolore e radioattivo, prodotto di disintegrazione dell’uranio, la cui inalazione è notoriamente cancerogena, e per cui uno studio ha monitorato livelli di esposizione “significativamente più alti nei paesi europei meridionali e centro-meridionali”, con “il 50% dei bambini esposti a più di 100 Bq/m3”, una soglia superiore a quella consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Simili considerazioni valgono anche per ossidi di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili, formaldeide, benzene, polveri sottili. Ma cosa c’entra con tutto questo l’anidride carbonica? Semplice: si tratta di una sostanza che rappresenta un buon indicatore generale della qualità dell’aria, dal momento che il suo livello aumenta in modo proporzionale a tutte le altre sostanze. La sua concentrazione non viene misurata perché considerata più dannosa delle altre, ma perché permette di quantificare facilmente il carico ambientale dell’aria nelle aule e valutare la necessità di un ricambio. Non che l’esposizione a concentrazioni troppo alte di anidride carbonica sia salutare, beninteso: i risultati del progetto Search II (School Environment and Respiratory Health of Children) hanno infatti evidenziato una relazione fra esposizione a livelli di CO2 superiori a 1000 parti per milione e tosse secca notturna e rinite nei bambini, nonché una correlazione con la diminuzione dell’attenzione, della capacità produttiva e del benessere in generale.

Il legame con Covid-19

Ad aggravare la situazione ci si è messo Covid-19, purtroppo; e in proposito c’è da dire che il monitoraggio dell’anidride carbonica potrebbe essere di grande aiuto anche rispetto al controllo dei contagi. Il razionale è sempre lo stesso: dotare le aule di sensori di anidride carbonica – facilmente reperibili in commercio e molto economici – potrebbe fornire un’indicazione tempestiva su quanto sia satura l’aria nelle classi e avvisare il personale che è il momento di arieggiare gli ambienti. La saturazione è un parametro molto importante, perché sappiamo che SARS-CoV-2 “viaggia” tramite aerosol, e quindi si muove più facilmente in un ambiente particolarmente saturo. Ci sono già diverse iniziative in questo senso: nell’ottobre scorso, per esempio, l’Università di Torino ha dotato alcune aule di misuratori di anidride carbonica. “Dopo quattro ore di lezione in aula con una quarantina di studenti e una sola finestrina aperta”, ha commentato Alessandro Ferretti, docente dell’ateneo, “la concentrazione di CO2 è di poco superiore alle 480 parti per milione dell’aria esterna. Il valore è ben al di sotto della soglia anti-Covid-19 di 1500 parti per milione indicata come critica dall’agenzia inglese per la sicurezza sul lavoro, sia della soglia di 800 parti per milione che indica un ricambio d’aria insufficiente. Dotare ognuna delle circa 370mila classi italiane di un misuratore di CO2 (stimando 50 euro per misuratore) sarebbe costato circa 18 milioni di euro, e sarebbero rimasti 300 milioni [rispetto ai 318 milioni utilizzati per i banchi a rotelle, nda] per ventilare le classi più critiche. La domanda è sempre la stessa”, conclude il ricercatore. “Perché il ministero dell’Istruzione, invece di pendere dalle labbra di chi spergiura che le scuole sono magicamente sicure senza bisogno di alcun intervento, non investe nella qualità dell’aria di luoghi dove milioni e milioni di persone respirano per decine di ore ogni settimana?”.

Leggi anche

Purificazione

Particolato (PM): l’inquinante invisibile che penetra nei polmoni e nel flusso sanguigno

Che cos’è il particolato L’aria che respiriamo tutti i giorni sia all’esterno che all’interno di spazi confinati contiene una serie…
Purificazione

Anidride carbonica (CO2) nelle scuole, nelle case e nei luoghi di lavoro

Che cos’è la CO2 e qual è la sua origine La CO2 è un gas incolore, inodore, non percepibile dai…