Respirare meglio: i big-data a servizio delle smart cities

Tecnologia

Città più vivibili e pulite grazie ai big data. No, non è uno slogan ma quello che a breve potrebbe essere realtà. In quest’ottica un settore particolarmente in via di sviluppo è quello del monitoraggio dell’inquinamento dell’aria indoor. Rilevare e analizzare grandi quantità di dati è infatti la via maestra per prendere decisioni consapevoli. E il concetto di smart city, una città che gestisce le risorse in modo intelligente, mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, ed è attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini.

Perché le smart cities?

L’obiettivo finale di una città smart è migliorare la vita dei cittadini e chi si trova a vivere e muoversi in quella città. Varie ricerche hanno dimostrato che un luogo di questo tipo è in grado di offrire una serie di benefici fra i quali l’aumento dei livelli di salute di chi vi risiede, una riduzione dell’inquinamento, maggiori possibilità di lavoro e anche un ritorno in termini di guadagno finanziario.

Come funzionano?

Di fondamentale importanza, perché una città sia smart è la presenza di un elemento essenziale che è la “sensoristica”: semafori intelligenti, videocamere di sorveglianza, sensori che monitorano la qualità dell’aria che respiriamo sono solo alcuni esempi. Affinché tutto ciò funzioni occorrono però ancora due fattori: le infrastrutture e le analisi dei dati. I migliori sensori nulla possono fare se non sono connessi fra loro e se i dati che producono non sono poi analizzati in maniera corretta. Ecco perché per una smart cities è fondamentale investire nelle reti di trasporto dati e nell’analisi dei big-data.

I big-data

Affrontare il problema inquinamento è soprattutto una questione di tecnologia e organizzazione. Mai come in questo settore i dati sono il “nuovo oro nero”. Per prendere qualsiasi decisione in merito occorre prima conoscere capillarmente la situazione. Ecco perché ne prossimi anni si farà sempre più pressante la necessità di avere sistemi di rilevazione e analisi dell’aria che producano risultati comparabili nelle diverse aree del mondo. Solo attraverso la conoscenza sarà possibile attuare interventi mirati a seconda degli inquinanti presenti.

Il monitoraggio dell’aria

 Con la pandemia lo abbiamo imparato, migliorare la qualità dell’aria che respiriamo è diventato un imperativo categorico, a partire da quella di casa. Oggi grazie alla tecnologia abbiamo a disposizione sensori in grado di rilevare la concentrazione di gas radon, pressione, umidità, temperatura, composti organici volatili, CO2 e polveri sottili. Tutti questi dati, ottenuti monitorando la qualità dell’aria in appartamenti ed edifici lavorativi possono essere processati connettendo i sensori in un unico cloud. In ottica smart cities in questo modo sarà possibile monitorare più dispositivi posizionati in edifici differenti in varie zone della città. Così facendo le amministrazioni potranno effettuare un monitoraggio dell’aria indoor su scala urbana ed elaborare politiche a tutela della salute di tutti. Decisioni data-driven.

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