17 Novembre: Giornata mondiale dei Prematuri

Salute

Come nasce la Giornata mondiale dei Prematuri (World Prematurity Day)

Ogni anno, il 17 novembre si celebra la Giornata Mondiale dei Prematuri (World Prematurity Day), evento riconosciuto dal Parlamento Europeo ed istituito per porre l’attenzione sui temi riguardanti la prematurità. L’iniziativa è nata il 17 novembre del 2008 a Roma durante una riunione della European Foundation for the Care of Newborn Infants (Efcni), la Fondazione Europea per l’assistenza dei neonati.

 

Nascite premature in numeri

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS), ogni anno nascono nel mondo circa 15 milioni di neonati prematuri e oltre 3 milioni di bambini nati sottopeso.

Purtroppo, 1 milione di bambini muore a causa di questo fatto mentre alcuni di quelli che sopravvivono presentano danni permanenti, quali paralisi celebrale, perdita della vista e dell’udito e disabilità cognitive.

In Italia, i bambini nati prematuri sono più di 30 mila (il 6,9% delle nascite), tasso che è aumentato all’11,2% nei parti da donne con infezione da Sars-Cov-2.

I bambini venuti al mondo prima della 37esima settimana di gestazione o a termine ma di basso peso, fin dai primi istanti di vita, hanno bisogno di terapie intensive neonatali specifiche per le loro esigenze, soprattutto quelli più piccoli, chiamati “molto pretermine” o “estremamente pretermine” (rispettivamente sotto le 32 o le 28 settimane di gestazione), che risultano i più problematici.

I rischi per il futuro del bambino riguardano soprattutto le patologie respiratorie, le patologie cardiache e le malattie neurologiche che possono comportare ritardi psico-motori.

 

Quali sono le cause?

L’inquinamento dell’aria, tra gli effetti negativi che comporta, non solo può favorire l’insorgere di patologie come il cancro ai polmoni e l’asma ma può influire anche sui casi di nascite premature e di bambini nati sotto peso.

[Fonte: Environmental Health Perspectives]
E’ stata effettuata un’analisi finalizzata a calcolare il reale peso dell’inquinamento domestico e atmosferico sulla salute delle neomamme e dei feti combinando i risultati di diversi studi scientifici condotti finora.

Per la ricerca, il team di ricercatori ha esaminati 108 studi relativi all’inquinamento indoor e outdoor, mettendo in correlazione i risultati con quattro principali fattori di rischio in gravidanza: periodo di gestazione al momento del parto, riduzione del peso alla nascita, condizione di sottopeso del neonato, nascita prematura. L’indagine ha coinvolto 204 paesi in tutto il mondo.
Dopo aver contemplato nell’indagine anche altri fattori di rischio oltre all’inquinamento come stile di vita della neomamma, dieta, consumo di alcol e di tabacco, è emerso che l’inquinamento dell’aria è la causa principale di neonati sottopeso e parti prematuri.
Secondo i ricercatori, se si riuscisse a ridurre l’inquinamento dell’aria, il numero dei bimbi nati prematuri o sottopeso potrebbe diminuire ogni anno del 78%.
”A livello individuale, l’esposizione all’inquinamento dell’aria di casa sembra avere effetti molto più devastanti rispetto a quelli dell’aria respirata fuori – afferma l’epidemiologo Rakesh Ghosh, autore dello studio. – Quindi, minimizzare il più possibile l’esposizione all’inquinamento domestico dovrebbe essere parte delle cure da garantire alle donne in gravidanza, per tutelare la salute dei nascituri.”

 

Gli inquinanti invisibili che respiriamo tra le mura domestiche

Quando la concentrazione dello smog è eccessiva, oppure quando si verifica un incendio nelle vicinanze, tendiamo a rinchiuderci dentro la nostra casa.

In questo modo, evitiamo il contatto con gli inquinanti che sono sospesi nell’aria esterna e rimanendo nell’ambiente domestico ci sentiamo al sicuro.

Si tratta però di una scelta errata o meglio inconsapevole: anche in casa si accumulano inquinanti pericolosi per la salute umana perciò se pensiamo di essere invulnerabili tra le mura domestiche, ci stiamo sbagliando.
In casa e negli ambienti chiusi in generale, è disponibile una quantità d’aria limitata, la quale verrà progressivamente contaminata da varie sostanze tra cui l’anidride carbonica, che provoca mal di testa, difficoltà di concentrazione e che va a sostituire l’ossigeno che respiriamo.
Attività quotidiane come fare la doccia, lavare i piatti, stendere il bucato, producono umidità in eccesso, che si deposita in condensa sulle pareti e sui mobili favorendo lo sviluppo di muffa.
L’inquinamento dell’aria viene inoltre misurato sulla base dell’esposizione alle particelle di particolato di dimensioni inferiori ai 2,5 micron (PM 2,5): una volta inalate con la respirazione, queste particelle vengono rapidamente assorbite dal sangue ed entrano in circolo divenendo potenziale causa di problemi respiratori ed altre patologie.
Un altro grave pericolo all’interno delle nostre abitazioni è rappresentato dai composti organici volatili (COV), composti chimici rilasciati dall’uso di combustibili solidi come legno e carbone per il riscaldamento e la cucina e dall’utilizzo di alcuni prodotti di igiene per la casa.
Infine, dal terreno può filtrare il Radon (RN), un gas inodore e incolore altamente cancerogeno.

Cosa fare?

Abbiamo visto come la qualità dell’aria è importante non soltanto all’aperto ma anche nei luoghi chiusi, anche per via del fatto che spesso l’esposizione all’inquinamento indoor può essere dominante rispetto a quella outdoor.
Al momento, secondo gli esperti, l’unica precauzione che può essere presa dalle donne incinte (e non solo) è quella di prestare attenzione alla qualità dell’aria che si respira fuori ma soprattutto dentro casa.

Per assicurarsi una migliore qualità dell’aria, e della vita, bisogna partire dalla consapevolezza: conoscere ciò che respiriamo tutti i giorni per prevenire gli eventuali rischi e intervenire laddove sia necessario.

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