I misteri dell’inquinamento indoor: a rischio anche la Cappella Sistina

Salute

Le donne assorbono fino a 2 kg di inquinanti l’anno a causa dei cosmetici

I cosmetici utilizzati per la cura della propria pelle, nella maggior parte dei casi, contengono infiniti ingredienti nocivi per la nostra salute. Ad esempio, in un solo rossetto o all’interno di un tubetto di fondotinta possono essere contenuti milioni di tonnellate di anidride carbonica e innumerevoli particelle di microplastica. Gli inquinanti rilasciati dai cosmetici ma anche da altre tipologie di prodotti di uso quotidiano come il deodorante, lo shampoo e il dentifricio, vengono identificati come composti organici volatili.

Questi composti chimici hanno la capacità di  disperdersi con molta facilità nell’aria finendo per essere ingeriti attraverso la respirazione. I composti organici volatili presenti nell’ambiente hanno un alto potere inquinante e il fatto di essere invisibili ai nostri occhi li rende ancora più pericolosi.

La soluzione non è certamente quella di rinunciare ai prodotti di bellezza che usiamo quotidianamente ma quantomeno dovremmo chiederci in che modo siano stati realizzati i prodotti che stiamo utilizzando o che vogliamo acquistare. 

 

La maggior parte degli elettrodomestici consuma energia anche quando è in stand-by

Le luci rosse dei nostri elettrodomestici, che restano accese quando non li stiamo usando, indicano che l’apparecchio è ancora attivo.

Questo è il paradosso degli elettrodomestici che sembrano spenti ma che in realtà stanno producendo energia. Secondo un’analisi effettuata da E.ON Energia, su 1.300 clienti domestici, il consumo medio di un utente è di circa 2.400 kWh/anno. Su questo totale, il consumo degli elettrodomestici lasciati in stand-by o sempre accesi senza una effettiva necessità è pari a 600 kWh/anno, ovvero un quarto del totale.

Queste abitudini, oltre a pesare sul nostro portafoglio, incidono negativamente anche sull’ambiente e di conseguenza sulla nostra salute.

Emettendo radiazioni elettromagnetiche e una grande quantità di CO2, gli elettrodomestici sono tra i principali responsabili dell’inquinamento indoor.

La presenza di sostanze nocive rende la casa un luogo meno confortevole e sicuro. Se la qualità dell’aria è scarsa, a risentirne possono essere la respirazione e la circolazione sanguigna e l’esposizione alle onde elettromagnetiche può essere la causa scatenante di disturbi a carico della nostra salute.

 

Inviare una mail inquina quanto un sacchetto di plastica

Nel mondo senza carta del digitale pensiamo di essere diventati tutti più ecologici. Purtroppo non è proprio così. Internet da un lato permette di risparmiare tantissima carta, ma non dobbiamo pensare che solo perché navigando sul web  non vediamo del materiale che si consuma, vuol dire che non ci sia un impatto sull’ambiente.

L’invio di una mail emette CO2 nell’atmosfera. Per inviare un messaggio di posta elettronica si consuma energia elettrica, prodotta quasi sempre bruciando gas o petrolio.

In particolare, spedire una mail, soprattutto quelle brevi e senza allegati, è fonte dell’emissione di circa 10 grammi di anidride carbonica, la stessa di quella corrispondente ad un sacchetto di plastica.

In un mondo sempre più digitale, gli inquinanti che produciamo non sono percepibili dai nostri sensi ma questo non vuol dire che non siano un problema tangibile e concreto.

 

L’inquinamento invecchia la pelle (e il cervello!)

Nell’aria che respiriamo quotidianamente sono presenti le polveri sottili (PM) in grado di penetrare l’epidermide e di entrare in contatto con le cellule viventi della pelle fino a diffondersi nel sangue. La pelle di per sé non mostra particolari cambiamenti ma il lavoro che le cellule devono fare per neutralizzare le micro particelle porta ad un invecchiamento precoce della pelle. Ad oggi sono sempre più evidenti le ipotesi che le polveri sottili siano responsabili anche dell’insorgenza di tumori cutanei, così come quelli polmonari.

Non solo. Il particolato danneggia anche il cervello indebolendo la memoria e aumentando il rischio di demenza.  Uno studio innovativo condotto da ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze ha evidenziato un legame tra inquinamento atmosferico e patologie neurologiche.

Gli autori dello studio stimano che l’incremento dei livelli di inquinamento ambientale di 10 µg/m3 di PM2,5 determini un effetto simile a quello esercitato da un anno di età anagrafica, con un effetto vero e proprio di invecchiamento precoce indotto da elevati livelli di inquinamento dell’aria.

L’aria inquinata quindi non incide solo sulla salute fisica ma anche su quella mentale.

 

Animali domestici e aria inquinata

L’inquinamento atmosferico mette a rischio non solo la nostra salute ma anche quella degli animali.

Si tratta quindi di un grande problema che coinvolge l’intero pianeta e compromette la vita di tutte le creature viventi.

Alcune delle malattie degli animali causate dall’inquinamento facilmente riscontrabili sono principalmente: bronchite, tosse, asma, allergie, difficoltà respiratorie, tumori ai polmoni, alterazioni della barriera emato-encefalica, problemi ai neuroni corticali e l’accumulo di gruppi di proteine associate allo sviluppo dell’Alzheimer nelle persone.

Tutte malattie derivanti dalla respirazione di un’aria malsana.

L’effetto dell’inquinamento sugli animali è maggiore rispetto a quello subito dall’uomo dal momento che questi, vivendo e muovendosi a pochi centimetri dal livello del terreno, si trovano a stretto contatto con le polveri sottili che tendono ad accumularsi sul suolo.

 

Emissione di inquinanti nell’aria dovuti al riscaldamento degli edifici

Con l’industrializzazione, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è aumentata di circa il 50%.

Circa due terzi del riscaldamento globale sono dovuti alla CO2.

Il riscaldamento domestico è uno dei primi alleati dell’inquinamento atmosferico.

Secondo i dati Ispra, in Italia, il riscaldamento degli edifici residenziali, commerciali e pubblici pesa sulle emissioni di CO2 per oltre il 17,7%. Il contributo più significativo all’inquinamento atmosferico arriva dal riscaldamento residenziale che, da solo, è responsabile del 64% della quantità di PM2,5, del 53% di PM10 e del 60% di CO peggiorando notevolmente la qualità dell’aria.

Ridurre l’impatto del riscaldamento domestico sulla qualità dell’aria andrebbe anche a incidere sulla spesa delle famiglie. Nella lista dei consumi degli utenti residenziali, infatti, il riscaldamento domestico è quello che influisce maggiormente (67% del totale) mentre il restante 33% è destinato ad acqua calda sanitaria, raffrescamento, illuminazione e apparecchiature industriali.

Secondo l’OMS, circa il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’inquinamento atmosferico è legato ad oltre il 10% di tutti i decessi al mondo. Si stima che circa il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata in cui i parametri ambientali superano i limiti di sicurezza.

L’inquinamento dell’aria interna con fumi di cottura, stufe e altri generi di combustioni derivanti da sigarette, candele, incendi accidentali, dispositivi elettrodomestici ed elettronici, e così via, rappresentano un rischio letale per gli occupanti di un edificio.

Tra gli inquinanti più pericolosi presenti nei luoghi chiusi c’è il particolato (PM 2,5), portatore di infezioni alle vie respiratorie che precedono malattie cardiovascolari, ictus, malattie polmonari croniche e cancro.

Secondo i dati  contenuti nel rapporto “Zero pollution”, redatto dall’Agenzia dell’Unione europea per l’Ambiente, l’Italia è tra i Paesi membri dell’Unione europea a registrare i numeri più alti per morti attribuibili all’inquinamento, in particolare quello atmosferico: sono il 13,2%dei decessi annui, tra le percentuali più alte dell’Ue. A incidere è soprattutto l’esposizione al particolato da inquinamento atmosferico.

 

 

L’inquinamento dell’aria sta compromettendo la Cappella Sistina

La Cappella Sistina, a causa dell’elevato numero di visitatori e dell’anidride carbonica che essi emettono, si sta inesorabilmente sbiadendo.

”Sei milioni di visitatori della Cappella Sistina in un anno è da considerare il numero sold out, cioè quello cui spero non si vada per non compromettere le migliori condizioni ambientali. Perché un numero superiore non sarebbe utile nè gestibile.” – afferma Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.

Questi sono solo alcuni degli effetti di uno degli argomenti più dibattuti a livello globale: l’inquinamento dell’aria.

 

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